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Vicinia

I vicini erano gli abitanti del vicus, parola latina che indicava un piccolo abitato rurale, ma anche un rione urbano, che per antica consuetudine prendevano decisioni per i problemi pubblici nell’assemblea dei capifamiglia residenti nel paese o nel rione. Vicìnia era, quindi, il nome dell’assemblea dei vicini, convocata dal suono della campana del villaggio sub tilio o sub nucu, sotto il tiglio o sotto il noce, frondose piante d’alto fusto piantate per tradizione sulla piazza del paese, o anche in luogo chiuso. Si diventava vicini, generalmente, dopo un lungo periodo di residenza loco et foco, cioè abitando in una casa del villaggio per dieci o più anni. Lo status di vicino era importante, perché conferiva il diritto al godimento dei beni demaniali, cioè dei pascoli comunali o pubblici e delle selve. L’origine della vicìnia è molto antica e spontanea: conseguentemente le sue norme furono consuetudinarie per un tempo molto lungo. Poi, fra Duecento e Trecento, furono codificate in statuti scritti, e le decisioni assembleari verbalizzate da notai o scrivani. L’assemblea, presieduta dal decano o degano (titolo diventato poi cognome abbastanza diffuso in Friuli), eleggeva normalmente un massaro (titolo poi trasformato in cognome) o meriga (in Carnia) e due giurati (cioè, in linguaggio attuale, un sindaco e due assessori) incaricati di dare esecuzione alle decisioni assembleari e di svolgere tutte le altre funzioni di governo del Comune. Eleggeva altresì i camerari, cioè gli amministratori dei beni e dei legati delle chiese. Gli Statuti di Buja, ad esempio, redatti in forma scritta nel 1371, attribuivano al Comune competenza in materia di agricoltura, pascolo sui terreni comunali, pesca nel Ledra, commercio, mercati e misure, viabilità, confinazione, annona, finanza locale, formazione delle cernide (milizie paesane) e giustizia. “Il professor Bogisic – scrisse Carlo Podrecca su “Pagine Friulane” nel 1888 – il codificatore del Montenegro [...] esprime la sua meraviglia per la Vicinia friulana, alla cui rivelazione attribuisce l’importance d’une sourse”, l’importanza di una fonte, non soltanto di diritto consuetudinario, ma anche di molte altre informazioni sulla vita, la cultura e la mentalità popolari nei secoli dei “ritmi lunghi” della storia.

 

Bibliografia: Carlo Podrecca, Le Vicinie, Pagine Friulane, 1, 1888; Gian Lodovico Bertolini, L’elemento corografico negli statuti friulani, Atti dell’Accademia di Udine, serie III, volume IX; Gianfranco Ellero, La pastorizia e le vicìnie udinesi, in “Udin”, numero unico della Società Filologica Friulana, 1983; Gianfranco Ellero, La Vicinia di Ciconicco alla metà del Settecento, in “Fagagna, uomini e terra”, a cura di Carlo Guido Mor, 1985; Gianfranco Ellero, Buja, terra e popolo, III edizione, Udine 2002.