DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Tocai

Su Aquileia’s Patriarchengräber, riportato dal “Bullettino dell’Associazione Agraria Friulana” del 15 febbraio 1884, ripreso poi su “Pagine Friulane” nel 1902, si legge quanto segue: “Un fatto meno noto [...] è la circostanza che l’Ungheria deve uno dei suoi più preziosi prodotti al patriarca Bertoldo, poiché re Bela IV, non senza l’assenso di suo zio [Bertoldo] trapiantò dal Friuli nel suo regno le viti di Tokay. (Bertoldo di Andechs, una delle più potenti e ricche famiglie dei suoi tempi – imparentato con principi e re – dominò in Aquileia trentatré anni, dal 1218 al 1251. Visse anni settanta)”. È ben vero, quindi, che in Ungheria da quasi ottocento anni esiste un vino chiamato Tokay, ma è altrettanto vero che arrivò dal Friuli, dove, evidentemente esisteva prima di Bertoldo di Andechs. La parola “tocai”, come risulta da più fonti, è peraltro usata anche in altre regioni d’Europa, per esempio in Alsazia. Ma in altre regioni la vite di Tocai assume altri nomi. Scrive infatti il Goêthe (H.G., Handbuch der Ampelographie, Berlin 1887) che il Tocai sarebbe originario della Germania, e il suo nome si applica anche ad altri vitigni. (Per esempio, il Tokai Rosé des Jardins in Francia e il Pinot grigio in Piemonte). Sull’Ampelografia del Friuli di Norberto Marzotto (Del Bianco, Udine 1923) possiamo leggere: “Ebbi occasione di ve- dere sul confine tra la Stiria e l’Ungheria un vitigno con gl’identici caratteri di questo [nostro] Tokaj, e che là chiamano Mosler...”. Perché, dunque, accettare per buone le ragioni ungheresi, e rassegnarci a cambiare il nome del nostro Tocai, un vino davvero unificante per la Patria del Friuli? E ancora: perché sostituire il nome del Tocai con “Friulano”, brutto aggettivo etnico poco spendibile sul mercato internazionale? E per concludere: visto che nelle ampelografie si dovrà continuare a parlare di viti di Tocai, sarà lecito scrivere sulla retroetichetta: “Questo vino è stato ottenuto da viti di Tocai allevate sul Ronco del gufo in Gramogliano”? In questa disputa, pessimamente condotta da parte friulana, si sente dire che l’Europa dà ragione all’Ungheria perché il vino è un prodotto legato a un determinato luogo, e là esiste la città di Tokay. Ma qualcuno si è accorto che nei pressi di Capriva del Friuli le carte dell’impero austro-ungarico riportano il rio Tocai o Toccai e una vasta campagna con lo stesso nome? Domande senza risposta, a meno che non la si trovi nel sostanzioso stanziamento del governo italiano a favore dei produttori che vorranno lanciare sul mercato il nuovo (bruttissimo) nome del Tocai: in tal caso cederanno la primogenitura per un piatto di lenticchie. Se, a quanto sembra, questa sarà l’inevitabile fine di un vino simbolo del Friuli, sappiano almeno, i produttori, di aver gettato alle ortiche un’irripetibile occasione per adottare la bellissima parola friulana “Blanc”, sinonimo di Tocai nelle nostre osterie, che sul mercato internazionale sarebbe stata molto più utile di “Friulano” secondo le regole del marketing: è monosillabica, facile da memorizzare, è identica alla corrispondente parola francese... è facilmente comprensibile anche in spagnolo (blanco)! Emerografia: Gianfranco Ellero su Il Gazzettino, Tocai & Toccai, fra l’acqua e il vino, 12 agosto 2005; Il Tocai fra Friuli e Germania, 29 novembre 2005; Indicazione geografica errata, 29 marzo 2006; Illy ha ragione, il Tocai chiamiamolo Blanc furlan, 13 maggio 2006; Quattro domande sul Friulano, 2 luglio 2006; Illy: l’Europa ci darà ragione salveremo il Tocai friulano, Messaggero Veneto 18 marzo 2007.