DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Regione

Il concetto di “regione” non appartiene al mondo antico. Eratostene, è vero, aveva diviso la terra in aree delimitare da confini geometrici, e Strabone accenna talvolta a regioni che, come l’Italia, la Iberia, la Gallia..., sono distinte dalla stessa natura e perciò, essendo chiaramente individuabili e univocamente denominabili, sono molto utili ai fini della geografia descrittiva; ma il grande geografo non si propose, escogitando qualche criterio di classificazione, di “regionalizzare” il mondo allora conosciuto. Nell’antica Roma le regioni erano soltanto circoscrizioni territoriali della città. Fu Augusto, poi, per ragioni principalmente fiscali, a dividere l’Italia in undici regioni, denominate con criterio etnico, cioè traendo i nomi da quelli di antichi popoli che le avevano abitate (Picenum, Bruttium, Tuscia...) con due eccezioni: la Aemilia prese il nome dalla grande strada che da Rimini saliva verso nord-ovest; la Regio Transpadana dalla situazione allora in atto. La nostra, come è noto, fu chiamata Venetia et Histria, cioè regione dei Veneti e degli Istri. Ma nessuno creda che non esistessero altre popolazioni minoritarie accanto ai Veneti (forse già scomparsi dalla parte della grande regione augustea oggi chiamata Friuli), e basterebbe citare i Carni. La riforma amministrativa di Augusto non ebbe lunga durata. Gli stessi nomi delle sue “regioni” scomparvero sotto altre denominazioni, ma furono scoperti e ripro- posti dagli umanisti geografi nel XV secolo, i quali si preoccuparono soltanto di trovare una corrispondenza fra le denominazioni antiche e quelle medioevali, non certo di dividere l’Italia in regioni politiche o amministrative, e come Strabone non formularono alcun criterio per “regionalizzare” l’Italia e il resto del mondo. Il concetto di regione fisica o naturale troverà il suo spazio nella geografia soltanto nella seconda metà del Settecento, e da allora subì notevoli sviluppi (si veda la voce “regione fisica”). Che cos’è oggi una regione? Ecco la risposta di un fervente europeista friulano, Guido Comessatti: “La Comunità Economica Europea ha assunto le Regioni, i Länder tedeschi, i départements francesi a circoscrizioni di base del M.E.C., come quelle unità geografiche che presentano una dimensione ottimale, sia per l’ordinamento del territorio, sia per l’attuazione di progettazioni particolari, sia per decentrare l’esecuzione di programmi di sviluppo correlati alle pianificazioni nazionali o all’integrazione economica europea. Tuttavia la Regione non è soltanto uno spazio geo-economico: essa può identificarsi con un insediamento etnico, con caratteristiche ecologiche e tradizioni secolari, o con una omogenea compagine sociologica o linguistica, che la distinguono pur senza straniarla dal più vasto ambito di cui è parte, realizzando così la diversità nell’unità, cioè un peculiare aspetto strutturale delle federazioni. Ben raramente queste componenti si ritrovano insieme in una Regione: ed è per una singolare e non fortuita convergenza di circostanze storiche, di mescolanze di genti, di fattori biologici, d’influssi culturali, ch’esse sono tutte presenti nel Friuli, sì da farne un “piccolo compendio dell’universo”, inconfondibile e inimitabile. Questa è la sua vera ricchezza, che non luccica di vistose apparenze, non è merce di baratto o di speculazione, poiché ha il suo filone segreto nelle virtù della sua gente e profonde radici fisiche e spirituali nella sua terra malinconica, nelle sue case severe, nella cadenza del suo rude idioma”.