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Protestatario

̀ dall’inizio del Cinquecento, cioè da quando fra Martino di Wittenberg, detto Lutero, rese pubbliche le sue 95 tesi, che nei paesi cattolici la protesta è considerata un reato comportamentale, se non proprio morale o penale, e il “protestante” viene visto di cattivo occhio. Chi protesta, quindi, è considerato poco meno di un criminale, e basta designarlo con un aggettivo derivato dalla protesta per metterlo in cattiva luce e screditarlo al livello dell’opinione pubblica. Nei confronti del Movimento Friuli delle origini non si usò l’aggettivo “protestante” per ragioni semantiche: la parola, infatti, era diventata tecnica in campo religioso ed ecclesiale, e allora si scelse l’aggettivo “protestatario” per designare lo stesso movimento e anche l’affiliato a quel “movimento di protesta”.

 

Emerografia: Toros denuncia le manovre del movimento protestatario, Messaggero Veneto 14 dicembre 1967; Mario Cervi, Inchiesta nell’Italia che vota. Trieste tra fiducia e protesta, Corriere della Sera 3 aprile 1968.