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Venezia Giulia IGT

Il produttore di vini che non vuol sottostare alle limitazioni e alle regole del DOC (Denominazione di origine controllata) può scegliere di “declassare” (si fa per dire) la sua produzione scrivendo sull’etichetta IGT (Indicazione geografica tipica), cioè il nome della terra di origine. Nella nostra regione, considerato che la parola “Friuli” è riservata al DOC, e non può essere altrimenti usata per non generare confusione, qualche anonimo illuminato (si fa ancora per dire) pensò di autorizzare l’IGT Venezia Giulia. Così stando le cose, i produttori di vino della Provincia di Udine possono usare la IGT Venezia Giulia, ma a questo punto è doveroso osservare che si tratta di una IGE, cioè di un’indicazione geografica errata. Se, infatti, pensiamo che Graziadio Isaia Ascoli nel 1863 propose di chiamare Venezia Giulia il Friuli goriziano, Trieste e l’Istria, cioè le terre che nel 1866 (Terza guerra di indipendenza) sarebbero rimaste a est del fiume Judrio, Faedis, Povoletto, Colloredo di Prato e Pertegada (luoghi di residenza di aziende vinicole che adottano l’IGT) sono comunque a ovest del detto fiume, e pertanto l’indicazione geografica non è tipica ma errata. In ogni caso, posto che fra le due guerre la denominazione Venezia Giulia includeva la Slovenia occidentale e l’Istria, anche i produttori delle dette regioni, oggi in Slovenia e in Croazia, potranno a nostro giudizio adoperare l’IGT Venezia Giulia! Ne avranno tutto il diritto nell’Europa Unita. Questo è uno dei tanti guasti culturali e di immagine prodotti dalla Venezia Giulia a danno del Friuli. E non si creda che un’etichetta per vino sia poco importante. Nella società dei consumi non soltanto il vino è un prodotto di massa: anche l’etichetta che l’accompagna è di massa, e così l’IGT Venezia Giulia si trasforma in un’errata comunicazione di massa.