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Sudditanza culturale

Una volta decisa, con legge costituzionale 31 gennaio 1963, l’istituzione della Regione Friuli Venezia Giulia, e delimitato il suo territorio, coincidente con quello delle province di Udine (allora comprensiva del Circondario di Pordenone), Gorizia e Trieste, ebbe inizio una sudditanza culturale che rimane seconda soltanto a quella determinata dalla creazione di uno stato nazionale in Italia nel 1861. Si videro, infatti, studiosi, enti, istituzioni che dimensionarono il loro pensiero e la loro azione sulla base territoriale dell’unitaria Regione Friuli-Venezia Giulia, sforzandosi in ogni modo di trovare l’unità anche in fenomeni storici e culturali che caratterizzano distintamente il Friuli e Trieste. L’agricoltura, ad esempio, è soltanto friulana, ma sui giornali, nei discorsi e sui libri divenne “del Friuli-Venezia Giulia”. Nella pittura del primo dopoguerra e nella letteratura in lingua italiana il “neorealismo” fu sol- tanto friulano, ma non era opportuno dimostrarlo e affermarlo per non turbare il dogma dell’unità regionale. E in nome di tale dogma gli storici e gli studiosi delle cosiddette scienze ancillari si tennero alla larga il più possibile da un settore territoriale che, pur appartenendo al Friuli in senso storico e geografico, stiamo parlando del Mandamento di Portogruaro, non rientra nell’unitaria Regione Friuli-Venezia Giulia. Come diceva Fausto Schiavi, tutto doveva diventare friulo-giuliano. C’era, in verità un’insospettata comunanza culturale, dovuta all’estensione territoriale della lingua friulana, parlata anche a Trieste fino alla fine del Settecento e a Muggia fino agli anni Ottanta dell’Ottocento, ma non fu data diffusione all’unico fenomeno che, almeno in senso storico, dava unità alla Regione: si sarebbe dimostrato, infatti, che il Friuli aveva contribuito anche con la lingua, oltre che con migliaia di muratori e operai, allo sviluppo di Trieste. Sono, questi, soltanto alcuni esempi di distorsioni culturali causate da sudditanza psicologica e da servilismo verso il potere: meglio non urtare, culturalmente, un ente che, almeno dal punto di vista degli opportunisti, potrebbe finanziare un’iniziativa culturale solo se opportunamente dimensionata. Un esempio preclaro di quanto andiamo dicendo è l’Enciclopedia monografica del Friuli-Venzia Giulia, ma molti altri sarebbero gli esempi possibili. Va riconosciuta, al contrario, la coerenza della Società Filologica Friulana, che non diventò friulo-giuliana in omaggio al potere, e alla Deputazione di Storia Patria per il Friuli, che continuò a considerare e a studiare il Mandamento di Portogruaro e la Provincia di Gorizia, annessa di fatto alla Venezia Giulia.