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Regione monoetnica

Nel 1986 fu pubblicato un testo fondamentale, “Popoli e lingue d’Europa” di Guy Héraud, che sull’argomento esprimeva l’opinione ufficiale del Movimento Federalista Europeo. Il saggio di Héraud proponeva “l’Europa delle regioni”, entità più piccole degli stati nazionali, ma più omogenee per interessi, cultura e lingua: le regioni monoetniche. Un critico attaccò il progetto di Héraud, accusando di criptorazzismo l’Autore, che così si difese sulle pagine di “Comuni d’Europa”, il mensile dell’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni d’Europa: “Per ciò che concerne la mia concezione delle regioni, io mi permetto di respingere vigorosamente l’accusa di “cripto-razzismo” di cui Ella mi gratifica. Forse è l’espressione “etnia”, “etnico” che, per semplice associazione di idee, induce ad attribuirle quell’odioso epiteto? Ma la parola “nazione” – pura, questa, di ogni sospetto e che viene anzi circondata di un’aureola di rispetto, se non di idolatria – non è in rapporto etimologico con nasci (nascere), e non richiama dunque una comunità d’origine (“coloro che sono nati dagli stessi antenati”)? Con l’espressione “regioni mono-etniche” intendo “regioni della stessa nazione”; o, più chiaramente, “regioni a una sola lingua”: giacché è la lingua, e non la razza o i fattori razziali, che deve esser presa in considerazione. Gli abitanti delle Antille e dell’isola Réunion (a condizione che lo vogliano) fanno parte dell’etnia francese allo stesso titolo di un abitante della Champagne o di Tours: e questo per la semplice ragione che la loro lingua di cultura, prolungamento naturale del dialetto locale, è il francese. E non vedo come si possa giudicare una simile concezione cripto-razzista”. E ancora: “Ritengo che la comunità linguistica, che è un fatto di natura, presenti più interesse – e innocenza – della comunità statale (lo stato-nazione), frutto degli accidenti storici e dunque, in larga misura, delle guerre, degli imbrogli diplomatici, della violenza. Salvare una lingua, sviluppare una cultura originale, mi sembra di maggior valore umano, e di più grande vantaggio per l’umanità, che non lottare per il mantenimento di Stati spesso artificiali, nei loro limiti se non nella loro esistenza, e quasi sempre imperialisti e colonizzatori (nelle loro “metropoli” se non nei loro “territori d’oltremare”)”. Combattere la teoria “etnica”, concluse Héraud, significa dare la propria cauzione allo Stato e aiutarlo nella sua opera di pressione interna e di anarchia esterna.