DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Regione fisica o naturale

Furono i geografi francesi che, nella seconda metà del XVIII secolo si preoccuparono di individuare le regioni fisiche della Francia, adottando il criterio dell’uniformità, all’interno di esse, di determinate caratteristiche geologiche. Ma nello stesso tempo ci fu chi propose di classificare come regioni naturali o fisiche i territori circoscritti da confini naturali, come mari, monti, fiumi, laghi, deserti..., dando la precedenza alle catene montuose, che con il loro spartiacque delimitano i bacini idrografici. Fu questo il criterio scelto per dividere tutta la terra in regioni naturali, e applicato fino alla metà del XIX secolo. Si deve, infine, a Carlo Ritter una più scientifica impostazione del problema: prendendo a base la plastica del suolo, vide nelle caratteristiche morfologiche e fisiche forze condizionanti per gli abitatori delle singole regioni, che apparivano così legati da una specie di destino storico. Per capire gli sviluppi successivi, sarà utile ricordare che si dà il nome di regione anche a più aree di diffusione di un solo fenomeno, fisico, biologico o antropico (per esempio, la regione della vite, che in Europa comprende le terre del Mediterraneo e, oltre le Alpi, si estende fino all’Ungheria e alla valle del Reno) in tal caso si parla di regioni semplici o elementari. Ma si parla di regione anche per indicare territori che hanno in comune un gruppo di fenomeni, come per esempio le regioni climatiche (il Gentilli distingue nettamente i climi del Friuli da quelli padano-veneti, ad esempio, caratterizzati da un’accentuata nebbiosità), faunistiche, fitogeografiche... e in tal caso si può parlare di regioni complesse. Sotto il profilo fitologico, ad esempio, il Friuli è particolarmente ricco di flora alpina perché appartiene, contemporaneamente, a due diverse regioni o areali, e quindi ci appare come una regione molto complessa. Ai fini di una distinzione sistematica, c’è chi suggerisce di considerare innanzi tutto i fattori climatici, e successivamente di aggiungere ad essi, per una più esatta individuazione e delimitazione, altri caratteri (geologici, morfologici, fitologici...). Le regioni naturali così disegnate non sempre rimangono circoscritte da confini naturali, come è agevole verificare in Italia. Se, per un’ulteriore verifica, si aggiungono caratteri derivanti dalla presenza e dall’attività dell’uomo (antropici, etnici, economici), vedremo che raramente le regioni così determinate coincidono con quelle delimitate da fattori fisici, cioè con le regioni naturali in senso stretto: quando questo si verifica, ci appare di fronte un’autentica regione geografica: è questo il caso del Friuli, che, se da un lato ci appare come una semplice estensione della pianura padana verso oriente sul piede della catena alpina, dall’altro di stacca nettamente dal contesto padano-veneto per l’abbassamento delle Alpi orientali, per l’apertura carsica ai freddi venti da nord-est (bora), per la vicinanza dell’Adriatico alle montagne, e, last but not least, per una struttura geologica che favorisce la sismicità, come ha tragicamente dimostrato il terremoto del 1976, preceduto peraltro da altre disastrose manifestazioni sismiche. La diversa struttura fisica determina una diversità climatica (molta pioggia, poca neve, poca nebbia, talvolta forti grandinate, ogni anno giornate con bora sulla pianura e sulla costa), con evidenti conseguenze sull’agricoltura, sull’architettura tradizionale o spontanea, sul carattere degli abitanti. Se a tutto questo aggiungiamo la drastica distinzione linguistica, determinata dalle parlate friulane, possiamo ben concludere affermando, con Pacifico Valussi, che il Friuli è una “provincia naturale”. Quando, all’interno di una regione così delimitata, risultano evidenti palesi dif- ferenze, sentite anche dagli abitanti, non soltanto dai geografi, nascono allora spontaneamente nomi territoriali, come le Langhe, il Monferrato, il Mugello, che sono antichi e ben vivi nell’uso popolare anche se non corrispondono a circoscrizioni politiche, amministrative o ecclesiastiche. Basti pensare, nel Friuli di pianura, all’Alta e alla Bassa, divise dalla linea delle risorgive e dalla Stradalta.