DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Provincia del Friuli

Il nuovo confine orientale, che passava a est di Postumia, aveva incluso nel Regno d’Italia molte migliaia di “allogeni” (nati altrove). Alle elezioni politiche del 1921 nel Collegio di Gorizia, gli “allogeni” avevano dato alla “Concentrazione slava” 34.639 voti, conquistando cinque seggi nel Parlamento italiano. Secondo la logica fascista, ereditata peraltro dal Risorgimento, dovevano essere quindi dapprima trasformati in minoranza di una più vasta provincia, poi assimilati, con le buone (scuola, giornali) o con le cattive (proibizioni e manganello). Mussolini, nei primi giorni del 1923, decise di annacquarli nella Provincia del Friuli, unica in Italia ad essere denominata come una regione (le altre portavano il nome della città capoluogo: provincia di Venezia, di Treviso, di Belluno...). In tal modo scontentò la Città di Gorizia (dove si svolsero vibrate manifestazioni di protesta), ma conquistò molti cuori di friulani che videro ricomposta de iure l’antica Patria del Friuli. Il Sindaco di Aquileia, cav. Brusin, salutò Udine, capoluogo della nuova Provincia, scrivendo che “Aquileia con animo vibrante di fede latina gioisce ricostituita unità del Friuli”, e Spezzotti rispose che “L’entusiastico consenso di Aquileia Madre trova vibrante commossa corrispondenza in Udine tutta che vede risolto con alta sagacia il problema dell’Unità del Friuli.” Ma anche a Gorizia dovevano esserci, al di fuori dell’area fascista, uomini favorevoli alla decisione di Mussolini. Basti pensare che nel 1921 (si veda sotto la voce “La Patrie ladine”) il giornale dei repubblicani aveva auspicato l’unione delle province di Udine e Gorizia in due articoli intitolati “Il Friuli ai friulani” e “Autonomia friulana”. Il Fascio di Gorizia, addolorato ma disciplinatissimo, attendeva sereni provvedimenti, e fu tosto accontentato con lo scioglimento della federazione fascista goriziana, le cui sezioni furono assorbite dalla federazione fascista friulana. Ebbe vita corta, tuttavia, la Provincia del Friuli, perché con decreto n.1 del 2 gennaio 1927, cioè a dittatura già solidamente instaurata, il governo ricostituì la Provincia di Gorizia, ma non la restituì alle sue storiche dimensioni, ricalcate su quelle della contea. La Provincia del Friuli, istituita con regio decreto 18 gennaio 1923, n. 53, comprendeva il territorio della provincia di Udine (a sua volta soppressa) e i territori dei distretti giudiziari di Tarvisio, Tolmino, Caporetto, Circhina, Plezzo, Idria (meno il Comune di Caccia), Gorizia, Aidussina, Canale, Vipacco, Gradisca, Cormôns, Cervignano (meno il Comune di Grado e la frazione di Isola Morosini, assegnati alla Provincia di Trieste) e Comèno (escludendo i Comuni di Malchina, Slivia, San Pelagio e Aurisina). Accanto ai circondari di Pordenone, Tolmezzo e Cividale, già esistenti nella soppressa Provincia di Udine, furono istituiti i circondari di Gorizia, Gradisca e Tolmino. Ma non tutti i territori della contea di Gorizia e Gradisca, appartenenti per lingua e storia all’antica Patria del Friuli, furono assegnati alla Provincia del Friuli: il mandamento di Monfalcone, infatti, con Grado e Isola Morosini, fu assegnato alla Provincia di Trieste con i mandamenti di Sesana e Postumia.