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Parlamento della Patria del Friuli

Il Parlamento della Patria del Friuli nacque dalle assemblee consultive dei nobili e del clero, convocate dal Patriarca di Aquileia fin dal XII secolo per chiedere nuove contribuzioni in moneta e in uomini d’armi. Ma fin dai primi tempi, accanto ai nobili e agli ecclesiastici, sedevano i rappresentanti dei Comuni urbani che, per effetto dell’economia mercantile erano in grado di contribuire tangibilmente alle imposizioni in denaro. Le città di Aquileia, Cividale, Udine, Gemona, Tolmezzo e Sacile furono presenti sin dalla prima seduta del Parlamento, avvenuta il 6 luglio 1231. Fin dai primi tempi sedettero in assemblea, in rappresentanza del clero, il vescovo di Concordia, i capitoli (gruppi di canonici) di Aquileia e Cividale, gli abati di Rosazzo, Moggio e Sesto al Reghena, della Beligna (a sud di Aquileia) e, più tardi anche quello di Summaga (nei pressi di Portogruaro), i prepositi di San Felice e Santo Stefano d’Aquileia, di San Pietro di Carnia e Sant’Odorico. Avevano seggio in Parlamento anche i monasteri femminili di Santa Maria in Valle di Cividale e del Monastero Maggiore di Aquileia. I nobili erano divisi in liberi e ministeriali: i primi, come il conte di Gorizia, erano tali per volere dell’imperatore, i secondi per volontà del patriarca, per il quale svolgevano particolari funzioni ovvero ministeri. Alle comunità in precedenza citate, si aggiunsero poi quelle di Monfalcone, Marano, Portogruaro, Venzone, e le abitanze di Fagagna, Meduna, San Vito al Tagliamento e Caneva di Sacile. I lavori parlamentari si svolgevano in lingua friulana. Il patriarca rappresentava lo Stato feudale, ovvero il principatus Italiae et Imperii creato il 3 d’aprile del 1077 dall’imperatore Enrico IV; il Parlamento rappresentava l’universitas friulana presso il principe. E basta segnare su una carta le località sopra nominate, eventualmente integrate con quelle che formano il lungo elenco dei nobili (Prata, Porcia, Aviano, Maniago, Spilimbergo, Villalta, Caporiacco, Partistagno, Soffumbergo, Attimis...) per far emergere dalla storia il profilo della Patria del Friuli. È interessante notare, al riguardo, che al Parlamento della Patria si ispirarono i deputati del Partito Comunista Beltrame, Vidali, Pajetta e altri quando, era il 10 luglio 1958, formularono una proposta di legge costituzionale per dar vita allo statuto della nostra Regione. Ecco le loro esatte parole: “Al titolo III sono specificati gli organi della costituenda Regione: un Parlamento regionale per il potere legislativo, una Giunta con il suo Presidente per quello esecutivo. Si è voluto proporre per l’Assemblea regionale il nome di Parlamento in omaggio all’antico Parlamento Friulano che, forse solo fra i Parlamenti medioevali, disponeva di una rappresentanza, oltreché dei ceti privilegiati, anche dei comuni rurali (la Contadinanza), nonché di poteri che l’avvicinavano singolarmente al Parlamento moderno”. Dobbiamo rilevare che la Contadinanza, una specie di sindacato dei contadini, non faceva parte del Parlamento della Patria, dove peraltro sedevano, accanto alla nobiltà e al clero, i rappresentanti delle città, popolate dalla nascente borghesia; ma non è privo di significato il richiamo a un organo costituzionale dello Stato patriarcale che, nella sua composizione, rappresentava, anche in senso territoriale, l’intero Friuli veneto o udinese.

 

Bibliografia: Pier Silverio Leicht, Il Parlamento della Patria del Friuli, sua origine costituzione e legislazione, Udine 1903, ristampato dalla Deputazione di Storia Patria per il Friuli nel 1975. Per una sintesi si veda: Gianfranco Ellero, Storia dei Friulani, III edizione, Udine 1987.