DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z

Movimento Popolare Friulano

Gianfranco D’Aronco, a pagina 97 del primo volume di “Friuli regione mai nata”, scrive testualmente: “L’Associazione per l’autonomia friulana, come si è visto, si era limitata alla pubblicazione di qualche articolo e opuscolo. Il Tessitori era evidentemente convinto dentro di sé che conveniva puntare prevalentemente su un’azione a Roma, e che, lanciata l’idea, non era prudente agitarla troppo. Potevano nascere, da parte di interessati contrari, reazioni pericolose. Meglio dunque un’azione sotterranea. Noi invece scalpitavamo. E volevamo non sostituire ma affiancare l’Associazione, dando forza all’operato condotto al centro dai parlamentari, in primo luogo dal Tessitori stesso. Nell’estate 1946 non si sapeva ancora se la Commissione della Costituente per le autonomie regionali fosse orientata nel senso di prevederle per tutte le regioni, o non piuttosto di limitarle al Trentino, all’Alto Adige, alla Valle d’Aosta, alla Sardegna e alla Sicilia. Perciò la necessità di dare vita a un ampio moto di opinione pubblica, che non fosse un fuoco subito spento, ma che si appoggiasse a una organizzazione il più possibile capillare. Nell’appunto [spedito dal D’Aronco ad alcuni amici nell’agosto ’46] accennavamo alla necessità da un lato di tenere le distanze dagli autonomisti più radicali, dall’altro di predisporre una bozza di statuto, che contemplasse il solo Friuli Regione autonoma (la Venezia Giulia era al momento praticamente avulsa). [...] La stagione era colma. Il Movimento nasceva, prima che per volontà di pochi, per una esigenza che serpeggiava sempre più evidente in mezzo ai friulani. Così che potevamo scrivere al Pasolini, il I° gennaio 1947: Nascerà forse in questi giorni, a Dio piacendo, un Movimento autonomistico, che dovrebbe radunare tutte le forze, fino a oggi sparse, di coloro che sono favorevoli alla Regione friulana. Finora, l’azione del Friuli è stata sconnessa e discontinua. Il riconoscimento della II Sottocommissione è piovuto quasi come una grazia. Ora il lavoro è tutt’altro che finito: anzi, ci sarà molto da fare perché la voce del Friuli giunga unanime a Roma, quando del nostro problema sarà investita l’intera Assemblea costituente. Oltre un anno di esperienze ci ha dimostrato che nessuno ha saputo o voluto amalgamare le forze sparse. Ancora ci si scarica le responsabilità, ancora si va terribilmente a rilento. Si lasciano trascorrere le settimane senza nulla fare, mentre i nostri avversari fanno e molto.[...] Con la data del 12 gennaio era uscito un manifesto, affisso a Udine e nei principali centri [...] Il comizio di apertura fu tenuto domenica 19 gennaio, nel vecchio Teatro “Puccini”. La popolazione aderì con entusiasmo, di cui gli stessi organizzatori furono sorpresi, e di cui i giornali diedero larga testimonianza.” Nacque così, con questi scopi, il “Movimento Popolare Friulano per l’Autonomia Regionale”. Il manifesto era firmato da Gianfranco D’Aronco (Segretario gen.); Luigi Ciceri, Chino Ermacora e Alessandro Vigevani (Udine); Pier Paolo Pasolini e Zeffirino Tomè (Casarsa); Attilio Venudo (Portogruaro).

 

Bibliografia: Pier Paolo Pasolini, Il Friuli e il Movimento Popolare Friulano, in Il Mattino del Popolo 28 febbraio 1948, ristampato in Un paese di temporali e di primule, a cura di Nico Naldini, Guanda, Parma 1993; Gino di Caporiacco, La regione friulana, 1945-1947, Grafica Moderna, Plaino di Pagnacco 1978; Gianfranco D’Aronco, Friuli regione mai nata, Reana del Rojale 1983; Gianfranco Ellero, Pasolini e la Filologica. Lotte per l’autonomia e rinascita letteraria, in “Ciasarsa”, numero unico della SFF, Udine 1995.