DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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'La Patrie Ladine'

A partire dal 1921 Achille Tellini (Udine 1866-1938), naturalista, geologo, folclorista, esperantista, pubblicò “La Patrie ladine. Riviste pal Friul, Çarñe, Dolomitis dal Adis e Canton Grison”: 288 pagine, in parte a stampa, nelle quali descrive il suo sogno di veder riconosciuta la dignità della lingua friulana sotto la bandiera ladina nel restaurato Patriarcato d’Aquileia, assunto a modello di un Friuli indipendente. Tellini non era, dunque, un regionalista: era sicuramente separatista ma non austriacante, perché non voleva spostare il Friuli dall’Italia all’Austria. Il suo sogno era quello di un Friuli eretto a stato, come nel basso Medio Evo: possiamo quindi classificarlo come indipendentista. Alla definizione dall’interno della nostra regione contribuì con studi sulle acque sotterranee, sul clima delle Alpi orientali, sulla lingua, la cultura e le tradizioni del Friuli. La rivista di Tellini, duramente criticata alle origini dal linguista Carlo Battisti, fu difesa da “Libertà”, l’organo dei repubblicani di Gorizia, con due articoli apparsi l’11 giugno e il 2 luglio 1921, intitolati “Il Friuli ai friulani” e “Autonomia friula- na”, riproposti da Gianni Nazzi nel suo saggio sulla “Defriulanizzazione di Gorizia” (Clape Culturâl Acuilee 1991). Ecco un passo significativo: “...a nostro avviso il movimento propugnato da quella rivista non deve limitarsi al puro campo linguistico-letterario. Il Friuli è una regione che ha una serie di caratteristiche individuali per le quali una futura riorganizzazione politico-amministrativa d’Italia dev’essere capace di costituire un organismo autonomo con proprie istituzioni rette dalla gente friulana. Oggi il Friuli, data la vecchia suddivisione austriaca, è ancora un’aspirazione: l’unità è puramente etnografica, apparente, con pregiudizio del progresso morale e materiale del paese. L’attività di tutti i buoni friulani deve essere diretta all’unione delle province di Gorizia e di Udine, anzi tutto, ed appena in un secondo tempo ad una lotta fervidissima per il conseguimento dell’autonomia regionale del Friuli riunito. Coi sistemi con cui attualmente il governo di Roma amministra le nostre provincie nessun miglioramento possiamo riprometterci: le sorti del nostro paese sono affidate ad una serie di funzionari ignari delle nostre condizioni e dei nostri bisogni. Per l’ascensione culturale, politica ed economica del Friuli, è assolutamente necessario che le direzioni delle amministrazioni friulane siano affidate ai friulani. Non è questa un’aspirazione regionalistica, ma la giusta distribuzione delle energie e delle competenze”. Questo brano, non del tutto condivisibile (non è certo che il piccolo popolo dei friulani disponesse allora delle risorse umane necessarie per autoamministrarsi ad alto livello) sembra tratto da uno scritto di Tessitori, Marchetti o Pasolini dopo il 1945. In realtà fu scritto a Gorizia, da una mano insospettabile, nel 1921. Alle tesi di Tellini, che considerava il Friuli come parte della Patria Ladina e ne auspicava l’autonomia politica, aderirono anche Giovanni Lorenzoni, primo Presidente della Società Filologica Friulana, e Dolfo Zorzut, etnografo del Friuli orientale.

 

Bibliografia: A.T., Della vita e delle opere di Giulio Andrea Pirona, Udine 1897; Le acque sotterranee del Friuli e la loro utilizzazione, 1898-1901; Sulle stazioni meteoriche nuove o riattivate in Friuli, Torino 1905; Dal Peralba ad Aquileia e dal Livenza all’Isonzo. Libro per esercizi di traduzione dal dialetto friulano, in 3 volumi, Milano 1924; Sentimenti ed affetti nella poesia popolare dei Ladini del Friuli, San Vito al Tagliamento 1924, Udine 1926; Gramatiche, vocabolari ed esercicis di lenghe internacional esperanto pai ladins furlans, San Vito al Tagliamento 1945.

 

Emerografia: Su La Libertà, organo dei repubblicani di Gorizia, in difesa di Achille Tellini duramente attaccato dal linguista Carlo Battisti, furono pubblicati due articoli significativamente intitolati “Il Friuli ai friulani” e “Autonomia friulana”, nei quali si auspicava che il Friuli nella sua interezza, cioè le province di Udine e Gorizia, potesse raggiungere “l’autonomia regionale del Friuli unito”.