DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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'La Panarie'

I novantasette numeri de “La Panarie”, la rivista che Chino Ermacora ideò, diresse e pubblicò fra il 1924 e il 1949, sono un vero, autentico “tesaur” di storia, d’arte, di folclore, di poesia, di bellezza. Un “tesaur” che fece crescere nei lettori il senso di appartenenza alla Piccola Patria. “La panarie – scrisse Ermacora sulla prima pagina del primo numero – è, com’è noto, il mobile vetusto che ogni casa possiede, nel quale da tempo immemorabile si conserva il pane buono e la farina odorosa, e dal quale emana la dolce poesia della mensa, cui s’aggiunge quella intima del focolare, centro della famiglia. Allo stesso modo, per una analogia spirituale, ne “La Panarie” un gruppo di giovani artisti e di studiosi, ai quali faranno eletta corona gli scrittori friulani, s’accingono ad illustrare con modernità d’intenti i problemi regionali e gli aspetti dell’attività friulana in tutti i campi: dall’artistico al letterario, dall’industriale allo scientifico, dal commerciale all’agricolo.” Sul sesto e ultimo numero del 1924, a mo’ di consuntivo, scrisse una pagina che contiene “in nuce” e con trent’anni di anticipo il progetto dell’Ente Friuli nel Mondo: “La Panarie, in questo suo primo anno di vita, è stata salutata ovunque – in Friuli, nelle altre regioni d’Italia e all’estero, – come un’amica di cui non si sospettava la comparsa, ma di cui pur tuttavia si avvertiva celatamente il bisogno. Essa ha recato ai friulani voci dolci e visioni serene della terra natìa; ai non friulani, che qui furono in armi, ha suscitato in folla i ricordi della recente guerra, ed a tutti ha rivelato, sia pure in piccola parte, le bellezze naturali ed i tesori d’arte di una fra le più importanti e caratteristiche regioni italiane. (...) nel prossimo anno La Panarie sarà notevolmente migliorata, raddoppierà la tiratura e raggiungerà tutti i più piccoli centri del Friuli, le più popolose colonie friulane d’Oltralpe e d’Oltremare (...)”. Non ebbe vita facile “La Panarie” sotto il profilo finanziario, e nel 1936 dovette sospendere le uscite, che fortunatamente ripresero nel triennio 1937-1940. Dopo la guerra riapparve, in un estremo tentativo di rinascita, nel 1949, ma si trattò di un fuoco di paglia. Dal 1968, sotto l’identico nome, sta uscendo una buona rivista, ancora friula- na ma profondamente diversa nell’impostazione e nella stampa, per molto tempo diretta da Silvano Bertossi.