DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Gruppo giovanile

Non tutti i fondatori sentivano la necessità di un gruppo giovanile all’interno del Movimento Friuli, ma alla fine prevalse l’opinione di quanti volevano “tener vicini i giovani”, dicendo che se tutti i partiti avevano il gruppo giovanile ci sarà pur stata una buona ragione per avercelo. E così, l’articolo 7 dello statuto del 1966 prevedeva che il Consiglio direttivo fosse formato da venticinque membri eletti dall’Assemblea, cinque dei quali appartenenti al Gruppo giovanile. Per effetto di questa norma statutaria, nel direttivo eletto in aprile erano presenti, accanto ad Antonio Barattini, Adalberto D’Atri, Giorgio Jus, Giancarlo Ronco (giovani sì, ma non eletti per età), cinque rappresentanti del Gruppo giovanile: Paolo Bonesi, Sandro Comini, Aldo D’Atri, Rosaria Marini, Mauro Vale. Il Movimento Friuli ebbe, quindi, un Consiglio composto da giovani per il 36 per cento. Alcuni dei citati (i due D’Atri, Marini, Bonesi) scomparvero quasi subito; gli altri rimasero a “lottare per il Friuli”, vedremo come in altre schede. Nel Consiglio eletto dall’Assemblea straordinaria del Movimento, riunita al Palace Hotel di Udine il 2 giugno 1967, trovarono posto Sandro Comini, Giorgio Jus, Carlo Botto, Giancarlo Ronco, Francesco Micelli, Aldo Baracchini, Mario Milano, Luigi Plateo, Romeo Crapiz,Claudio Bonesi, più cinque rappresentanti del Gruppo giovanile: Mauro Vale, Paolo Marchetti, Luigi De Prato, Luciano Damiani e Andrea Valcich. A questo punto i giovani erano quindici su venticinque, e dunque in maggioranza. L’elezione di Fausto Schiavi alla presidenza del Movimento in sostituzione di Arturo Toso dipese, quindi, dal loro voto, così come l’elezione di Francesco Micelli e di Luciano Damiani alle cariche di Vicepresidente e di Segretario rispettivamente. Alcuni dei citati scomparvero presto dalla scena del Movimento; altri non riuscirono ad integrarsi in un gruppo, ideologicamente composito, che si autodefiniva il “sindacato dei friulani”. Il dissidio, davvero insanabile, scoppiò in settembre 1967, quando Comini e Micelli proposero un manifesto contro la NATO, che – parole loro – “sta preparando in Friuli la terza guerra mondiale”: la proposta fu naturalmente bocciata in Consiglio, perché un Movimento Friuli al seguito del Partito comunista (in quel tempo ancora filosovietico e impegnato a lottare contro la NATO) sarebbe stato immediatamente abbandonato da quasi tutti gli aderenti. Micelli diede allora le dimissioni, seguito di lì a poco da Carlo Botto, improvvisamente indicato con vistosi titoli dal “Messaggero Veneto” come campione di democrazia. Seguì una lunga polemica sui giornali, conclusa da un’acuta analisi di Ugo Walter (pseudonimo di Raffaele Carrozzo) su “Friuli d’oggi”. La misura doveva essere considerata colma, se vogliamo, ma la mentalità giovanilistica di quegli anni consigliò di porre in lista per le elezioni regionali del 1968 Sandro Comini, molto attivo e acuto in quel tempo, anche se, come sappiamo, non sempre in linea con il Movimento. Comini si classificò quarto nella Circoscrizione di Udine, cioè primo dei non eletti. E fu proprio quell’insuccesso per così dire interno, maturato nel quadro del grande successo elettorale – 38.898 voti e tre seggi – che scatenò una dura opposizione interna. L’obiettivo immediato era quello di far dimettere dal Consiglio regionale il prof. Corrado Cecotto, primario di neurochirurgia nell’Ospedale di Udine: se avesse dato le dimissioni, come pareva aver ventilato in campagna elettorale, Sandro Comini avrebbe occupato il suo seggio. Ma il prof. Cecotto, sorretto dal Direttivo e dalla totalità degli aderenti, decise di rimanere al suo posto. Già a Buja, il 7 luglio, soffiava vento di fronda; ma la prima, chiassosa e sguaiata contestazione contro Fausto Schiavi e il gruppo dirigente iniziò nel corso dell’Assemblea di Gemona nel novembre del 1968, quando i secessionisti manifestarono l’intenzione di spingere il Movimento verso l’estrema sinistra, una scelta che sarebbe stata fatale per un gruppo politico riformista sì, ma non estremista. Visto che il tentativo fu rintuzzato con schiacciante maggioranza, Sandro Comini e Luciano Damiani decisero di uscire sbattendo la porta e trovarono corsie privilegiate sulla stampa locale. Vale la pena trascrivere, a questo punto, la parte principale della lettera che Raffaele Carrozzo, allora Segretario del MF inviò ai giornali: “L’episodio, di importanza senz’altro inferiore a quella sperata dai due menzionati, segna la fine di un contrasto che in seno al Movimento Friuli non è mai stato negato e che è emerso chiaramente anche all’esterno, prima e dopo l’assemblea di Gemona del novembre scorso, la quale ha fatto decadere da ogni carica nel Movimento il Comini e il Damiani. Il contrasto, però, non è determinato dall’esistenza nel Movimento Friuli di un gruppo di potere o dalla mancanza di una sostanziale democraticità, ma dal tentativo, sempre ripetuto – che traspare evidente anche dalla lettera di dimissioni – di trasformare il Movimento Friuli in uno dei tanti gruppi di contestazione di ispirazione nettamente maoista. Ora è indubbio che il tentativo dei sunnominati di dare al Movimento l’impronta ideologica suddetta, tendeva a snaturarlo e a comprometterne ogni possibilità di azione autonoma e proficua. La nostra opposizione a un simile tentativo è stata democraticamente sancita sia all’assemblea di Buja che a quella di Gemona con schiaccianti maggioranze. La defezione di Comini e Damiani, però, non significa che i giovani si stiano allontanando dal Movimento Friuli...”.

 

Emerografia 1967: Il Comitato studentesco rivendica l’autonomia, Messaggero Veneto 27 settembre; Fischi per fiaschi nella cronaca di una defezione, Friuli Sera 28 settembre; I motivi del dissenso degli studenti democratici, Messaggero Veneto 29 settembre; Sei precisazioni del Comitato studentesco per l’Università friulana, Friuli Sera 29 settembre; Gli studenti decisi a restare autonomi, Messaggero Veneto 30 settembre; Le formule magiche per riabilitare le “pecorelle smarrite”, Friuli Sera 30 settembre; Una precisazione che precisa poco, Friuli Sera 5 ottobre; Assicurata l’università a Udine con il contributo della Regione, Messaggero Veneto 6 ottobre; Ugo Walter, Nato e servitù Botto e risposta, Friuli d’oggi novembre.

 

Emerografia 1969: Piccolo terremoto nel Movimento Friuli, Friuli Sera 10 marzo; Denunciata dal Gruppo giovanile la crisi del Movimento Friuli, Il Gazzettino 11 marzo; Dimissionari due esponenti del Movimento Friuli, Messaggero Veneto 11 mar- zo; Cjar mat, Fine del mitile, Il Gazzettino 12 marzo; Brusco richiamo alla realtà politica per i dirigenti del Movimento Friuli, Il Piccolo 12 marzo; Il Movimento Friuli risponde alla lettera di Comini e Damiani, Friuli Sera 12 marzo; Replica e controreplica, Il Piccolo 13 marzo; Raffaele Carrozzo, Il giovani nel M.F., Il Gazzettino 13 marzo: Si è dimesso anche il segretario dei giovani del “Movimento Friuli”, Il Piccolo 14 marzo; Oggi dibattito in Sala Ajace. Altre dimissioni nel Mf, Messaggero Veneto 15 marzo; Hanno fatto “13” i dimissionari del M.F., Il Piccolo 15 marzo; Leonardo Traunero, Lettera di un giovane del M.F., Friuli Sera 15 marzo; “Colpi bassi” sul ring di Sala Ajace fra dimissionari e fedelissimi del M.F., Il Piccolo 16 marzo; I dimissionari del M.F. illustrano i motivi della presa di posizione, Messaggero Veneto 16 marzo; Farsa parapolitica, Il Gazzettino 16 marzo; Raffaele Carrozzo, Trieste e i partiti all’assalto del M.F., Friuli d’oggi 20 marzo; Il M.F. e noi, Il Piccolo 26 marzo; Gianfranco Ellero, PIF, Friuli d’oggi 27 marzo.