DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z

Friuli: nazione o federazione?

Il libro “Popoli e lingue d’Europa” di Guy Héraud (pubblicato da Ferro a Milano nel 1966), che esprimeva ad alto livello storico la linea del Movimento Federalista Europeo (si vedano le voci “regione” e “regione monoetnica”), iniziò a circolare in Friuli nell’estate del 1968. All’interno del Movimento Friuli provocò un importante chiarimento di idee e programmi, rievocato da Gino di Caporiacco nel volume “Fausto Schiavi. Una battaglia per il Friuli”. All’esterno del Movimento aprì nuovi orizzonti ai “profeti della nazione friulana”, così definiti dallo stesso di Caporiacco, che finirono per sposare le tesi di Sergio Salvi, esposte nei due volumi “Le nazioni proibite” e “Le lingue tagliate”. Nel 1970 Salvi aveva cercato di mettersi in contatto con Schiavi, che lo aveva dirottato verso Gianni Nazzi, ringraziato nel volume assieme ad Adriano Ceschia, Giancarlo Boccotti e Alviero Negro. Ecco due giudizi espressi da Salvi. Il primo sul Movimento Friuli: “Il movimento friulanista non è ancora riuscito a collegare il problema dell’alienazione etnica con quello dell’alienazione economica in termini espliciti: a compiere cioè una scelta socialista. Proprio per questo lotta paradossalmente con maggior vigore sul piano della contestazione economica che su quello della tutela e della restaurazione della lingua materna (anche se non manca di compiere sforzi generosi quanto platonici in questo senso)”. Il giudizio di Salvi, espresso nel 1972/73, è esatto, per quanto riguarda la prassi parlamentare e giornalistica. Ma sul piano dell’analisi storica il Movimento era riuscito a porre in relazione le due alienazioni già nel 1968 in seguito al dibattito interno provocato da Schiavi. E naturalmente non era stata accettata la “scelta socialista”. Il secondo sui separatisti: “C’è infine qualche minuscolo gruppo ‘separatista’ (che vuol separare il Friuli non dalla Venezia Giulia ma dall’Italia) il quale privilegia l’ormai mitica ascendenza celtica dei friulani e, quando scrive in furlan, usa il K al posto della C dura (ed abbiamo visto come tanto i gaelici che i gallesi, che sono celti davvero, notino invece con una C la K degli inglesi). La loro influenza sembra in aumento: è stata, ad esempio, pubblicata recentemente su ‘Friuli d’oggi’ la traduzione in friulano di un testo di Sartre sulla lotta del popolo basco: tutte le volte che vi ricorreva il nome Euzkadi, vi era aggiunto, tra parentesi, Friuli; quando invece ricorreva il nome Spagna, compariva, tra parentesi, la parola Italia, evidentemente ritenuta omologa sul piano della oppressione etnica”. La prima apparizione all’interno del Movimento Friuli di quello che Salvi definisce “minuscolo gruppo separatista” avvenne nell’assemblea del Movimento del 28 novembre 1971, quando Adriano Ceschia, G. Carlo Renier e Paolo Pellarini, che poi entrarono nel Direttivo con Guglielmo Pitzalis e Oliviero Paoletti, presentarono la loro “Mozion per kulture e lenghe furlane”. In netto contrasto con la linea “nazionalitaria” era la linea “federale” del Movimento Friuli di Schiavi, così riassunta da Gino di Caporiacco. La struttura federale della Patria del Friuli, scrisse, “impedì, come accadde altrove, che il Friuli vedesse affermarsi un Signore o un Principe. Negli stessi Comuni (come acutamente osserva il Ciconi) nessun signore riuscì a primeggiare sino a diventarne il tiranno”. “In realtà – spiegò – si trattava di una confederazione di tanti Stati [...] che – pur nella loro autonomia – trovarono nella Patria comune il coagulo”.

 

Emerografia: Gino di Caporiacco, La Patria del Friuli, Friuli d’oggi 31 luglio 1969; Giovanni Russo, Gli ucraini si scoprono nazione, Corriere della Sera 5 aprile 1972; Le lingue tagliate, Corriere del Friuli aprile 1975; I pericoli del nazionalismo, Corriere del Friuli luglio 1977; Regione o nazione?, Corriere del Friuli ottobre 1978.