DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Friuli linguistico

Se il Friuli fisico “è un piccolo compendio dell’universo, alpestre piano e lagunoso in sessanta miglia da tramontana a mezzodì” (così lo definisce Ippolito Nievo nelle “Confessioni”), il Friuli linguistico è un piccolo compendio dell’Europa per due fondamentali ragioni, la prima diacronica, la seconda sincronica: 1. perché nel lessico friulano risuonano parole di origine latina (frut = bambino da fructus, cjavedâl = ferro del focolare da capitale ferru, flame = fiamma da flamma, glesie = chiesa da ecclesia...), celtica (bar = zolla da barros, broili = frutteto da brogilos, grave = ghiaia da grava...), longobarda (bleon = lenzuolo da blajo, bancje = panca da banka, flap = floscio da flap, gruse = crosta sulla pelle da hrudia...), franca (asse = odio da hatjan, trop = crocchio o gregge da thorp...), germanica medioevale (cramar = merciaio da Krameare, fros = stelo da Frass/mangime o foraggio, crot = rana da Krôt/ rospo...), tedesca moderna (chelare = cameriera da Kellnerin/ragazza della mescita, mismàs = confusione o baldoria da Mischmasch, sine = rotaia da Schiene, in Carnia cartufula = patata da Kartofeln...), slovena (gubane = dolce rustico da gubati/attorcigliare, britule = coltellino ricurvo da britva, save = rospo da zaba...), inglese (in val Tramontina slipa = trave da sleeper/traversina della ferrovia; altrove ciunghe = gomma da masticare da chewing gum...), veneta (cuciarìn = cucchiaino da cuciarìn o guciarin, nella Bassa caligo o caligu = nebbia da caligo...) e italiana (gjachete da giacca in luogo di camisole, sigarete da sigaretta in luogo di spagnolet...). Ogni giorno i friulani usano anche parole di origine greca come ledre, e araba come tacuìn, ripreso dall’italiano taccuino. E di grande interesse sono le tracce lasciate dalle lingue citate, appartenenti alle tre grandi culture europee, latina germanica e slava, nella toponomastica (Aquileia è toponimo celtico o prelatino, come Carnia); Cervignano e Pordenone sono latini; Lucinico, Ciconicco, Martignacco e Maniago sono celto-latini; Gradisca e Lestizza sono slavi; il monte Fara e Farla di Majano portano nomi longobardi; Villa Vicentina ha un nome italiano fin dall’origine mentre molti altri paesi hanno nomi italianizzati, talvolta per errore, come Muscoli da muscli/muschio...) e nell’onomastica (difficile non riconoscere il cognome tedesco Schneider al di là del cognome friulano Snaidero o Snidero), e non sentirelaparolaslovenacˇrn/neronelcognome friulano Cerno, ad esempio). 2. perché nel Friuli storico da molti secoli vivono, accanto alla maggioranza ladina, comunità slavofone (in Valcanale, val di Resia, alta valle del Torre, valli del Natisone e Collio goriziano), tedescofone (Sauris, Sappada e Timau), venetofone (Marano, Grado, Latisana, Ronchi e Monfalcone, Palmanova, Portogruaro, Pordenone, Sacile, Udine centro...) e sempre più si diffonde, ma non per zone o località, la lingua italiana. E oggi non possiamo ignorare la presenza di nuclei di immigrati, sloveni, croati, rumeni, albanesi, mediorientali e africani che spesso esercitano mestieri umili e faticosi, rifiutati dai nativi. Si conclude che il Friuli, non da oggi per effetto di recenti immigrazioni, da molti secoli è una regione multietnica a maggioranza ladina. Sarebbe un grave errore storico e politico considerarlo una regione monoetnica, rivendicando poi i confini dell’antica Patria del Friuli, perché l’area linguistica ladina, che un tempo includeva anche Trieste, Muggia e altri lembi dell’Istria, è meno ampia del Friuli fisico e storico.