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Friuli della diaspora

Esiste un Friuli più grande e meno visibile di quello contenuto fra le Alpi orientali e l’Adriatico, il Carso e la Livenza: quello della diaspora. Quanti saranno i “furlans pal mont”? Nessuno li ha contati. Ma un giorno Chino Ermacora andò a trovare le loro colonie nei cinque continenti, e poi volle che la “Nostalgia di focolare”, titolo di uno dei suoi libri, trovasse un legame, un ponte almeno sentimentale nell’Ente Friuli nel Mondo e nel mensile che si stampa dal 1952. Scoprimmo così che il “Friuli migrante”, titolo di un libro di Lodovico Zanini, aveva scritto pagine memorabili nel più vasto mondo, popolando talvolta villaggi o cittadine che, come in Argentina e in Romania, ancora parlano il friulano, e talvolta lascia un nome friulano su prodotti di straordinaria diffusione, come la vasca per idromassaggi Jacuzzi. E ad Avellaneda, un gruppo di emigranti del Friuli orientale volle che lo scaglione nero in campo bianco, simbolo di Udine, capitale del Friuli storico, fosse posto al centro dell’arma della nuova città.

 

Bibliografia: Lodovico Zanini, Friuli migrante, Udine 1946; Chino Ermacora, Nostalgia di focolare, a cura di Dino Virgili, Udine 1967; Gino di Caporiacco, Storia e statistica dell’emigrazione dal Friuli e dalla Carnia, 2 vol., Udine 1967 e 1969; Maria Iliescu, Le frioulan à partir des dialectes parlés en Roumanie, Paris 1972; Gianni Frau, I rumeni che parlano friulano, Il Gazzettino 5 agosto 1977; Gino e Alberto di Caporiacco, Coloni friulani in Argentina, Udine 1978; Ottorino Burelli, Sergio Gervasutti, Friuli nella Pampa, Udine 1978; Gino di Caporiacco, L’emigrazione dalla Carnia e dal Friuli, Ente Friuli nel Mondo 1983; Gianfranco Ellero, Fôr pal mont, Università della Terza Età, Spilimbergo 2002.