DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z

'Friuli d'oggi'

Organo del Movimento Friuli, mensile dal marzo 1966 al dicembre 1967, settimanale fino al giugno 1973, poi quindicinale, infine saltuario. Trascurando i “direttori responsabili” e i proprietari o editori, figure giuridiche volute dalla legge, la direzione politica del mensile fu di Gianni Nazzi, quella del settimanale di Gianfranco Ellero, entrambi insegnanti di professione. Per non equivocare sul concetto di direzione politica, è necessario specificare che la funzione non era limitata alle scelte riguardanti la linea del giornale e gli scritti da pubblicare: comportava l’onere della stesura di alcuni articoli per ogni uscita; la lettura e l’adattamento degli originali; la titolazione, l’impaginazione, la correzione delle bozze per le quattro pagine (talvolta sei) di ogni numero, tirato in seimila copie. Il tutto per il modico rimborso spese di lire dodicimilacinquecento a numero nel periodo del settimanale. Considerando che i lavori sopra specificati comportavano non meno di venti ore settimanali, metà delle quali notturne (di solito per scrittura e correzione delle bozze), il rimborso era di seicentoventicinque lire, in quel tempo pari a un dollaro, all’ora! Doveva essere evidente per qualsiasi uomo sensato che si trattava di un piccolo miracolo di programmazione e di dedizione, realizzato anche per la puntualità della tipografia e la solerzia della segreteria del Movimento: il giornale, impaginato il mercoledì, mattina o pomeriggio, veniva stampato in seimila copie e consegnato il giovedì, etichettato e spedito il venerdì, consegnato dalla posta il sabato o, al massimo, il lunedì! Ciononostante pochi giornali, crediamo, urono più criticati di “Friuli d’oggi”, ma dall’interno del Movimento, non dall’esterno, dove era temuto dagli avversari e ammirato! Il professor Guido Calgari dell’Università di Friburgo lo definì il miglior giornale in Europa al servizio di una comunità etnicamente riconoscibile. Alcuni lo volevano tutto in friulano (Fausto Schiavi rispondeva che il giornale del Movimento Friuli doveva essere immediatamente leggibile in Prefettura e al Viminale e anche nelle case di quanti dicevano di non capire il friulano); altri lo pretendevano più a sinistra e “nazionalitario”; altri ancora lo consideravano troppo personale, cioè troppo aderente agli interessi del direttore (e come può un uomo inventare interessi che non ha, se quanti si erano impegnati a scrivere almeno un articolo al mese non scrivono? Conscio del grande onere che sarebbe caduto sulle spalle del direttore, era questa la condizione posta da Schiavi a se stesso e ad alcuni membri eminenti del MF, fra i quali c’era anche don Placereani). Alcuni, infine, durante la presidenza Nazzi (1972), riuscirono a scrivere articoli in friulano con una grafia che contemplava l’uso del ‘K’, rendendo naturalmente sterile il messaggio da loro stessi lanciato, e non soltanto per ragioni grafiche: la gran parte dei friulani non si consideravano infatti una minoranza oppressa, come si leggeva su “Sinistra Universitaria”, e non volevano saperne del mininazionalismo alla Sergio Salvi, l’autore de “Le nazioni proibite” e “Le lingue tagliate”. Nel numero datato Pasqua 1972 comparve in un riquadro intitolato “Jessi furlans” la traduzione in friulano di “Etre basque”, come se le istanze dei baschi fossero esattamente le nostre! (L’autore di questo dizionario, collaboratore del giornale fin dal primo numero e direttore dello stesso dal 1o gennaio 1968, diede le dimissioni il 16 giugno 1973, e non intende esprimere giudizi sulla gestione successiva).