DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Divorzio da Trieste

Fu un’opzione caldeggiata dal Movimento Friuli delle origini e anche, più tardi, da radio Onde Furlane, che raccolse novantatrémila firme in calce alla proposta di separazione. Grande favore popolare incontrò l’ipotesi di “divorzio” anche nel tempo del dibattito avviato e condotto da Vittorino Meloni sul “Messaggero Veneto”: era il 1984. Durante quel dibattito l’obiezione più solida al progetto di divorzio fu quella sollevata dal professor Livio Paladin, illustre costituzionalista, il quale ricordò che a tenore dell’art. 132 della Costituzione, fra le condizioni poste per creare nuove regioni c’era quella del minimo demografico, fissato in un milione di abitanti. Se anche tale minimo fosse stato raggiunto sul versante friulano, la Provincia di Trieste sarebbe rimasta largamente al disotto del limite, e “non si può certo immaginare – scrisse – che la sola provincia di Trieste venga aggregata ad altre Regioni ordinarie ovvero finisca per formare l’unica zona del Paese sottratta alla riforma regionale”. L’8 ottobre rispondemmo che “il 17 dicembre 1963 il Parlamento creò la regione del Molise, che conta, secondo un’attendibile fonte statistica, 330.475 abitanti, cioè poco più di quelli della Provincia di Trieste [...]. Egli dimentica poi che il modello Trentino-Alto Adige fu realizzato anche attraverso la creazione di due Province autonome di Trento e Bolzano, enti non previsti, a quanto mi risulta, dal testo originale della Costituzione. Perché, dopo tanto, dovremmo impedirci di pensare che sia possibile dare alla Provincia di Trieste un’autonomia regionale o, in subordine, un’autonomia provinciale? Le norme del diritto sono sancite da leggi, che possono essere mutate per volontà del Parlamento, e non riesco proprio a capire perché il professor Paladin le consideri immutabili. È certo in ogni caso che i precedenti ci autorizzano a progettare ogni soluzione, e quindi il limite del milione d’abitanti non può essere una delle cause collanti, e quasi un elisir di lunga vita della Regione Friuli-Venezia Giulia così com’è”.

 

Emerografia: Inchiesta giornalistica del “Messaggero Veneto” sulle due regioni, dicembre 1986 e gennaio 1987, avviata da Vittorino Meloni con un fondo intitolato Il Friuli da fare, pubblicato il 14 dicembre 1986. Numerose interviste a cittadini di Udine, Trieste, San Daniele, Rivignano, Tarcento, Tavagnacco, Tolmezzo, San Vito al Tagliamento, Majano, Manzano, Remanzacco, Morsano di Strada, Pontebba, Forgaria, Villa Santina, San Giorgio di Nogaro, Campoformido, Pagnacco, Ragogna, Osoppo, Moimacco, Torreano di Cividale, Treppo Grande, Moggio...con corale adesione alla Regione Friuli. Fra gli interventi più importanti segnaliamo, dopo il fondo di Vittorino Meloni del 14 dicembre, i seguenti: G.N., Il Friuli dimentica quanto Trieste ha dato alla regione, Il Piccolo 30 dicembre 1986; Vittorino Meloni, Chi c’è dietro?, Messaggero Veneto 31 dicembre 1986; Piero Fortuna, Friuli e Trieste aria di divorzio, Friuli nel Mondo gennaio 1987; Celso Macor, Unità e autonomia, Voce Isontina, 3 gennaio 1987; Trude Polley, Udine will Haupstadt werden, Kärntner Tageszeitung, Klagenfurt 9 gennaio 1987; Grazia Fuccaro, Regione Friuli è l’ora della verità, intervista a Vittorino Meloni, La Vita Cattolica 17 gennaio 1987; Celso Macor, Unità e autonomia, Voce Isontina 3 gennaio 1987; Fulvio Salimbeni, Piccole e grandi patrie, Voce Isontina 17 gennaio 1987; Mauro Nalato e Grazia Fuccaro, Regione Friuli? Ecco le vie per arrivarci, La Vita Cattolica 24 gennaio 1987; L.P., Ancora sulla “Regione Friuli” pro e contro con variazioni, Il Momento, Pordenone febbraio 1987; Gino di Caporiacco, Coraggio di progettare futuro, Il Momento, Pordenone febbraio 1987.