DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Di bessoi

Era il motto in friulano che Tiziano Tessitori aveva adottato per la sua Associazione, significativamente chiamata “Patrie dal Friûl”, nel 1945: figura su un cartiglio appoggiato agli artigli dell’aquila patriarcale allora disegnata per Tessitori da Fred Pittino. Pur essendo di trasparente significato – di bessôi significa da soli – ed efficace per sintetizzare lo spirito e i programmi di quel cenacolo di coraggiosi autonomisti, fu spesso citato, in seguito, come manifestazione di chiusura e di grettezza provinciale, se non proprio di xenofobia. Anche volendo trascurare il fatto, peraltro non marginale, che l’autonomismo era allora lecito in democrazia e molto utile per approdare a un’autentica riforma regionalistica dello Stato, è quanto mai trasparente la malafede di quanti distorsero il senso di quelle due parole: gente malata di nazionalismo e di statalismo o di internazionalismo. La malafede dei denigratori risulta chiarissima se andiamo a leggere i nomi di coloro che avevano raccolto l’appello di Tessitori. Rimandando il lettore a una pagina del terzo numero di questa collana di studi su l’autonomismo, ci limitiano a citare Pier Paolo Pasolini e Giuseppe Marchetti, Siro Angeli e Ottavio Valerio, Gianfranco D’Aronco e Piero Pezzè, Alessandro Vigevani e Lao Menazzi Moretti... che si rifavevano alle idee di Hamilton e Jefferson, Tocqueville e Cattaneo, Proudhon e Mounier, don Sturzo ed Einaudi: sarebbero questi gli uomini della chiusura? “Di bessôi”, come bene si evince dagli scritti di Tessitori, Pasolini, D’Aronco e altri, significava soltanto staccare il Friuli dal Veneto, cioè riconoscere alla Patria del Friuli il diritto di autoamministrarsi. Se non vogliamo l’autonomia, scrisse Tessitori, posto che la Costituzione prevede la riforma regionalistica, dovremo rassegnarci ad essere l’ennesima provincia del Veneto. E Pasolini di rincalzo: “Il Friuli non è Veneto, è Italia, questo sì, e c’è da arrossire anche soltanto a pensare il contrario...”. Ma, come è noto, nessuno è più sordo di chi non vuol sentire.