DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Comune rustico

Ente territoriale spontaneo, governato per antica consuetudine con formule di elementare democrazia, a tutela degli interessi collettivi di un villaggio: sfruttamento dei pascoli pubblici e delle selve demaniali, viabilità vicinale, amministrazione dei beni delle chiese, elezione dei parroci e delle cariche pubbliche (si veda la voce “vicìnia”). Si trattava di un ente medioevale, cioè di un soggetto storico interessantissimo, che si rivelò inadatto alla modernità e fu soppresso da Napoleone. Per quantificare la riforma diremo che nel Dipartimento di Passariano (Distretti di Udine, Tolmezzo, Cividale e Gradisca d’Isonzo) i comuni erano 819 nel 1808 e si ridussero a 135 nel 1812. Si tenga peraltro presente che ci furono poi diverse riforme, o meglio controriforme, anche durante il dominio austriaco, nel cinquantennio 1815-1866. Lunga e travagliata, ad esempio, fu la definizione dei confini territoriali del Comune di Udine, qui ricostruita sulla scorta di un saggio di Gino di Caporiacco. Nel 1808 il Comune denominativo di Udine comprende i comuni rustici di Beivars, Chiavris, Cussignacco, Godia con San Bernardo, Paderno con Vât: fu definito, quindi, nelle dimensione attuali. Ma nel 1812 il territorio udinese si restringe, perché i comuni rustici situati a nord della città vengono assemblati nel Comune di Paderno e Vât; quello di Cussignacco, a sud, viene staccato da Udine e ampliato fino a comprendere Zugliano, Cortello, Cargnacco, Terenzano e Lumignacco. Nel 1815 il territorio del Comune di Udine, per decisione del governo austriaco, si dilata enormemente, fino a includere (ci limitiamo a indicare gli estremi) Adegliacco e Zugliano, Colloredo di Prato e Lovaria. Nel 1816 il territorio comunale di Udine viene nuovamente ridimensionato per effetto della ricostituzione dei comuni di Paderno e Vât a nord e di Cussignacco a sud. Ma nel 1819 viene riportato alle attuali dimensioni con l’esclusione di Godia e San Bernardo attribuiti al Comune di Feletto. E finalmente, nel 1822, il Comune si consolida nei limiti attuali. Naturalmente ci furono altri rimaneggiamenti dei quali qui non è possibile dar conto. Ci limitiamo a segnalare, per chi volesse approfondire l’argomento, l’ultimo titolo elencato in bibliografia. A conclusione di questa breve scheda vogliamo ricordare almeno il titolo e qualche verso di una celebre poesia scritta da Giosuè Carducci: ...o noci de la Carnia, addio! Erra tra i vostri rami il pensier mio sognando l’ombre d’un tempo che fu. Non paure di morti ed in congreghe diavoli goffi con bizzarre streghe, ma del comun la rustica virtù...

 

Bibliografia: Gino di Caporiacco, I confini del Comune di Udine, Corriere del Friuli, agosto-settembre 1981; Gino di Caporiacco, La genesi policentrica del Comune di Udine, in “Udin”, numero unico della Società Filologica Friulana, 1983; Gianfranco Ellero, La pastorizia e le vicìnie udinesi, in “Udin”, numero unico della Società Filologica Friulana, 1983; Gianfranco Ellero, Il colmello di Leonischis, Udine 1996.