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Comitato studentesco per l'Università friulana

All’inizio del 1967 il problema dell’Università friulana rimaneva insoluto, e la sensazione era che fosse insolvibile. Il Comitato di iniziativa aveva esaurito il suo compito e, come abbiamo scritto alla voce corrispondente, si era sciolto auspicando la nascita di un Consorzio fra enti pubblici del Friuli; a sua volta il Consorzio, pur esistente di fatto, non poteva funzionare in quanto non riconosciuto di diritto. Dall’esterno si aveva la sensazione di un impaludamento programmato e concordato: come potevano i politici eletti nei consigli comunale e provinciale di Udine mettere in imbarazzo i loro colleghi eletti del Consiglio regionale? Si mossero nel frattempo gli studenti delle scuole superiori di Udine. La prima manifestazione di circa tremila studenti si ebbe il 28 gennaio a mezzogiorno. Il 7 febbraio fu fondato con rogito notarile il “Comitato studentesco per l’Università friulana”, (in direttivo, Carlo Botto presidente, Sandro Comini vicepresidente e Luciano Damiani segretario) che il 9 febbraio organizzò un pubblico dibattito in sala Ajace, al quale furono invitati tutti i senatori, i deputati e i consiglieri regionali eletti in Friuli. La lettera di “convocazione” iniziava con queste parole: “Egregio Signore, l’anno 1966, che si era aperto con le più lusinghiere speranze, si è concluso con la più amara delle disillusioni. Le promesse non hanno avuto seguito: è quasi diventato un reato parlare di Università a Udine. Gli studenti friulani, attraverso il loro “Comitato per l’Università friulana”, Le chiedono ragione della mancata istituzione delle promesse facoltà...”. Pochi i politici presenti nella gremitissima sala e palesemente in difficoltà: il socialista unitario Loris Fortuna, il socialdemocratico Renato Bertoli, il liberale De Carli e il missino Boschi. Il “Messaggero Veneto” aveva annunciato la riunione il 9 febbraio sotto il titolo “Processo ai politici” e il giorno 10 l’aveva commentata sotto il titolo di “Gazzarra senza dibattito”. Nuova dimostrazione di 6.700 studenti il 13 febbraio. Il Comitato diffuse per la circostanza una lettera con richieste concrete: “secondo e terzo biennio della facoltà di medicina, istituto superiore di grafica, un istituto universitario tale da creare laureati del primo livello da inserire nei vari livelli dell’istruzione media”. “Questa volta – scrisse “Il Gazzettino” di Udine, il 14 febbraio – la protesta è stata clamorosa e massiccia: in sciopero 6700 studenti per l’università friulana”. Il “Messaggero Veneto”, al contrario, stigmatizzò lo “pseudo sciopero” degli studenti, che nelle loro vivaci proteste furono affiancati dal Movimento Friuli e ottennero il plauso de “La Vita Cattolica”, il settimanale diocesano, primo campanello d’allarme per la Democrazia Cristiana. E il 15 febbraio annunciò: “La Regione assolverà l’impegno di dare a Udine una università”, ma il palazzo era tutt’altro che tranquillo. Il 19 febbraio il Comitato distribuì un volantino agli spettatori della partita Udinese-Monza: “Sportivi friulani! Tutto il Friuli è una terra di Serie C. Di fronte alle 6 sedi universitarie lombarde, alle 5 emiliane, alle 4 marchigiane, alle 4 venete, alle 3 toscane, alle 2 umbre e così via, al Friuli è stata finora negata ogni e qualsiasi Facoltà. L’Università del Friuli è necessaria [...] se vogliamo che sia per sempre risolto il problema della profonda abissale depressione della nostra economia”. Nei giorni successivi, dopo un incontro con il Presidente Berzanti, di Botto, Bonesi, Crapiz e Marchetti, il Comitato dichiarò sospesa l’agitazione degli studenti e diffuse un comunicato, pubblicato dai quotidiani il giorno 26, per rilevare “la sussistenza al momento di forti difficoltà per l’istituzione di corsi di magistero a Udine”. Dal suo canto il Comitato fece presente al Presidente della Giunta che “il piano Gui prevede l’istituzione di nuove università ove si presentino opportune condizioni, in particolare nelle zone depresse”. Alla fine d’aprile, sarebbero andati anche a Roma i rappresentanti del Comitato, ad esporre le loro ragioni al dottor Comes, direttore generale del ministero della Pubblica Istruzione. Nel frattempo furono presentate quattro interrogazioni in Consiglio regionale, alle quali Berzanti rispose il 20 marzo. Il capo del governo regionale denunciò il contrasto esistente fra la pretesa funzione regionale dell’ateneo triestino e l’atteggiamento intransigente e preclusivo del senato accademico di Trieste, che aveva opposto un netto rifiuto alle proposte della giunta: nessun trasferimento di facoltà già funzionanti da Trieste a Udine e nessuna possibilità di corsi paralleli nel capoluogo del Friuli. Di fronte a tanto disse: “Non posso non esprimere il vivo rammarico della giunta e mio personale per la decisione negativa assunta dal senato accademico”. Due interrogazioni erano state presentate da consiglieri della destra triestina, preoccupati – a proposito di visione globale dei problemi – per il ventilato trasferimento a Udine di alcune facoltà; una dal Centro udinese in appoggio alla linea della Giunta; una dal socialdemocratico friulano Renato Bertoli, che criticò la chiusura del senato accademico triestino, in prospettiva autolesionistica, visto che a Udine erano già stati presi contatti con le Università di Padova e di Venezia. La Filologica, infatti, aveva accolto in visita il prof. Guido Ferro, Rettore dell’U- 41 42 niversità di Padova, per un sondaggio dal trasparente significato. Quella stagione d’oro del Comitato fu compromessa alla fine di settembre da uno strumentale dissenso con il Movimento Friuli, culminato con le dimissioni di Botto, Comini e Micelli tanto dalla dirigenza dello stesso Comitato quanto dal Movimento Friuli: furono rese pubbliche con una lettera al “Messaggero Veneto” che innescò una dura polemica giornalistica. Fatta eccezione per Botto e Micelli, ritroveremo ancora gli altri di lì a poco nel Movimento Friuli: si vedano le voci Gruppo Giovanile e Fronte di azione friulana.

 

Emerografia 1967: Un processo ai politici, Messaggero Veneto 9 febbraio; Gazzarra senza dibattito, Messaggero Veneto 10 febbraio; In sciopero 6700 studenti per l’università friulana, Il Gazzettino 14 febbraio; La Regione assolverà l’impegno di dare a Udine una università, Messaggero Veneto 15 febbraio; Udine avrà l’università ha dichiarato ieri l’on. Elkan, Messaggero Veneto 19 febbraio; La posizione della Regione per l’università a Udine, Messaggero Veneto 26 febbraio; Incontro degli studenti con il presidente Berzanti, Il Gazzettino 26 febbraio; Quali sono le difficoltà dell’università friulana, Il Gazzettino 3 marzo; Berzanti indica le esigenze dell’istruzione universitaria, Il Gazzettino 21 marzo; Il senato dell’Ateneo triestino contro il decentramento a Udine e Critiche di Berzanti agli oppositori di una facoltà universitaria a Udine, Messaggero Veneto 21 marzo; I giovani della Dc contrari al compromesso dell’università, Messaggero Veneto 7 aprile; I giovani Dc e l’Università, Il Gazzettino 7 aprile; Nuovi provos per l’Università?, Il Gazzettino 9 aprile; Domenico Zannier, Non può essere negato il buon diritto del Friuli, La Vita Cattolica 9 aprile; Il senato accademico di Trieste riesaminerà le richieste di Udine, Messaggero Veneto 21 aprile; L’azione dei socialisti in tema di università, Il Gazzettino 25 aprile; Nessuna prospettiva per l’uni- versità friulana, Il Gazzettino 30 aprile; L’Università di Trieste dà una mano a Udine, Il Giorno 17 maggio; Il ministro Gui favorevole alla facoltà di lingue a Udine, Massaggero Veneto 4 agosto; Vittorino Meloni, Il Friuli dei fatti, Messaggero Veneto 4 agosto; Favorevoli commenti all’università cittadina, Messaggero Veneto 8 agosto; Università: unanimità di pareri, Messaggero Veneto 10 agosto; Mario Parovel, L’università e le regioni, lettera al Corriere della Sera 11 agosto.