DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Atlanti linguistici

La prova più sicura e convincente dell’esistenza di una regione etnica e della sua estensione territoriale è contenuta negli atlanti linguistici, realizzati con le parole dialettali raccolte nelle singole regioni. Detto in parole semplici: il raccoglitore individua un informatore per ogni località visitata, pone una domanda per concetto (per esempio: come si dice “fulmine” in questo paese?) e scrive le risposte usando un alfabeto molto ricco di simboli per fermare sulla carta anche le minime inflessioni dialettali. Le risposte possono essere semplicemente elencate in repertori, oppure stampate su carte geografiche che le visualizzano nella loro distribuzione territoriale. Il Friuli, molto studiato per la singolarità dei suoi dialetti, è ben rappresentato nell’ALI, Atlante Linguistico Italiano, colossale lavoro di raccolta compiuto per due terzi da Ugo Pellis, secondo Presidente della Società Filologica Friulana, che nel periodo 1925-1942 visitò tutte le regioni d’Italia. Il suo lavoro, concluso dopo la guerra da altri studiosi, sta ora uscendo in grandi volumi a cura dell’Università di Torino e dell’Istituto Poligrafico dello Stato. Il Friuli è presente anche nell’AIS, Atlante Italo-Svizzero, realizzato dai linguisti Jaberg e Jud in collaborazione con il raccoglitore Paul Scheuermeier. Ma il Friuli dispone di uno straordinario atlante, intitolato ASLEF, Atlante Storico Linguistico Etnografico Friulano, realizzato da Giovan Battista Pellegrini, Giovanni Frau e altri collaboratori, che assemblarono gli esiti delle precedenti indagini e ne compirono di nuove. I sei volumi sono consultabili nella sede della Società Filologica Friulana e nelle princi- pali biblioteche, a partire da quella dell’Università di Udine, recentemente ribattezzata “Universitât dal Friûl”. La presente scheda può essere utilmente integrata con la lettura di “dialetti” e di “Friuli linguistico”. È interessante notare che Mussolini finanziò l’ALI, Atlante Linguistico Italiano, per ragioni nazionalistiche: avrebbe infatti dimostrato, secondo i fascisti, l’italianità dell’Istria e di altre zone di recente inclusione nel Regno d’Italia. In realtà l’inchiesta dell’ALI avrebbe dimostrato soltanto la presenza di dialetti neolatini, dovunque si trovassero, e senza la pretesa di negare l’eventuale presenza di altri dialetti nelle stesse regioni. Così facendo, per ironia della storia, il fascismo finì per erigere il più straordinario dei monumenti agli odiati dialetti italiani.