DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Assemblea delle Province friulane

L’idea dell’assemblea delle province friulane nasce nell’ambito di un quadro che, nel volume di Arnaldo Baracetti intitolato “Sempre per il Friuli e la sua gente. Scritti e discorsi qui e in Parlamento”, è definito “Il nuovo autonomismo”, dove per “nuovo” si intende un impegno politico che, muovendo dall’area moderata del centro, si estende ai partiti della sinistra democratica: “nuovo” significa altresì che i nuovi autonomisti possono tirare le somme dopo un sufficiente numero di anni di convivenza del Friuli con Trieste. Essi possono guardare, quindi, non ad una regione in progetto o astratta, ma ad una regione in atto, cioè concreta. Alcune idee nuove, appunto, vennero a galla grazie al dibattito avviato e condotto dal “Messaggero Veneto” nel 1984, che fu aperto da Vittorino Meloni il 13 agosto. Il 2 settembre Baracetti, deputato del PCI, rivolgendosi al Direttore del giornale, scrisse: “Lei ha ricordato, il 13 agosto scorso, che nella seconda metà degli anni ’50, ai tempi della formulazione dello statuto speciale della nostra Regione “voluta e pensata in friulano”, si propose che a Trieste fosse concessa un’autonomia particolare, compresa però dentro quella speciale del Friuli-Venezia Giulia. Ha ricordato che l’idea fu bandita come antipartito... Ed era e resta, invece, una idea saggia”. E ancora: “Ha ragione Lei a dire: in Friuli e a Trieste valutiamo autocriticamente gli errori che abbiamo fatto. Io credo che il principale sbaglio compiuto sia stato quello di considerare che i problemi di Trieste potevano risolversi nel quadro dell’unità regionale con il Friuli, dimenticando che la loro specificità aveva bisogno invece di specifici strumenti di autogoverno. Abbiamo così dato, tra l’altro, un alibi provvidenziale al disimpegno dello Stato per Trieste”. Era allora in atto una richiesta popolare (novantatremila firme raccolte da Radio Onde Furlane) di spaccatura della Regione Friuli-Venezia Giulia (in quel tempo ancora con il trattino), e Baracetti ricorda di essersi dichiarato contrario all’iniziativa, ma riprende anche un passo di una proposta statutaria presentata dai parlamentari comunisti (Beltrame, Vidali, Pajetta e altri) il 10 luglio 1958: “La costituenda Regione deve quindi sostanzialmente dare soddisfazione a due diversi e non confondibili problemi: fornire al Friuli (e con questa dizione intendiamo anche la Provincia di Gorizia) uno strumento atto a stimolare il progresso economico, ad avviare a soluzione i suoi problemi sociali, la sua situazione di zona economicamente depressa; e fare sì che Trieste, operando anche con propri organi legislativi ed esecutivi, si avvii a riprendere gradualmente quelle funzioni di porto del bacino danubiano alle quali deve la sua passata prosperità...”. Abbiamo voluto dimostrare con queste citazioni che l’idea di due amministrazioni separate, chiamiamole così, non è nuova, e, nella fase di progettazione dello statuto, fu prospettata dai due maggiori partiti; la Democrazia Cristiana, citata da Vittorino Meloni, e il Partito Comunista Italiano (si noti, en passant, che era condivisa anche dal triestino Vittorio Vidali). Baracetti conclude con la proposta di rinunciare tanto alla spaccatura quanto all’unità regionale così com’è per dar vita a una Regione “una et bina”. Non meno importante e incisivo fu, l’11 settembre 1984, l’intervento di Loris Fortuna, socialista, il quale dopo aver brillantemente riconosciuto il diritto del Friuli a essere riconosciuto come regione autonoma, e aver succintamente illustrato le ragioni internazionali che indussero lo Stato a estendere l’autonomia friulana fino a Trieste, così concluse: “Trieste, con l’appoggio convinto dei friulani, ottenga una legge speciale nazionale, una autonomia reale, una definizione particolare centrata sul porto e sull’emporio. Il Friuli con le sue province costituisca una entità differenziata con Udine capitale regionale” (il corsivo è nostro). Il progetto dell’assemblea dei consigli provinciali di Gorizia, Pordenone e Udine, elaborato poi da Gino di Caporiacco, acquistò la forza di una proposta in sede politica grazie a Mario Lizzero e Arnaldo Baracetti il 18 settembre 1987. Ecco quanto si legge, sotto il titolo “Baracetti sul Friuli: rimane la proposta di incontri fra i tre consigli provinciali”, sul Messaggero Veneto del 3 ottobre 1987: “Questa proposta che, come è noto, è stata assunta ufficialmente dal Comitato regionale comunista il 18 settembre scorso, allontana assolutamente, tra l’altro, ogni preoccupazione di egemonia udinese (perché i consiglieri provinciali udinesi sono 30, quelli goriziani e pordenonesi sono 48) sia di lesione dei poteri amministrativi autonomi di ogni singola provincia poiché questa proposta non prevede una sorta di super-provincia con relativi apparati burocratici e amministrativi”. Nuove prospettive furono aperte dalla legge costituzionale n. 2 del 1993, commentata da Arnaldo Baracetti e Gino di Caporiacco in una lettera congiuntamente firmata sul Messaggero Veneto del 9 gennaio 1999 e intitolata “Valorizzare il Friuli e Trieste attuando il federalismo regionale”, e dal decreto legislativo di attuazione della stessa legge del 2 gennaio 1997. All’interno dei Democratici di Sinistra, evidentemente non compatti di fronte alle proposte di Baracetti, fu costituita l’“Associazione per il trasferimento dei poteri agli enti locali e per l’identità del Friuli”, che nell’ottobre del 2000 diede alle stampe un numero speciale di “Quaderni Friuliani”. Un ruolo importante ebbero, allora, in sede politica, anche i Presidenti della Provincia di Udine, Carlo Melzi prima e Marzio Strassoldo poi, e il Presidente della Provincia di Pordenone Elio De Anna, con la loro adesione al progetto. E prima di venire a tempi recenti, vorremmo ricordare che l’Assemblea delle Province friulane fu anche una promessa elettorale del vincitore delle elezioni regionali nel 2003: “Illy: farò subito l’unione delle Province friulane” (intervista al “Messaggero Veneto” del 24 maggio). Non è questa la sede per trattare un argomento che richiederebbe un lungo saggio. Ci limitiamo quindi a ricordare l’esistenza di un Comitato che funzionò, de facto, dal 2000, e intervenne più volte in fase di proposta e di difesa degli interessi friulani, anche con la raccolta di 50.000 firme per chiedere l’Assemblea delle Province. Il “Comitato per l’autonomia e il rilancio del Friuli” fu poi costituito de iure, ovvero di diritto, l’8 novembre 2005, da Gianfranco D’Aronco, Renzo Pascolat, Lorenzo Pelizzo, Lucio Roncali, Roberto Dominici, Carlo Del Torre, Vincenzo Cisilin, Gino Dorigo, Giovanni Frau, Geremia Gomboso, Giorgio Santuz, Bruno Tellia, Ubaldo Muzzatti, Filippo Tabacchi, Giovanni Biasatti, Raimondo Strassoldo, Filippo Gottardis, Arnaldo Baracetti. L’Assemblea costituente per l’autonomia e il rilancio del Friuli si svolse in Udine, nel salone del Parlamento, il 25 novembre 2006. Le proposte sono illustrate in cinque relazioni, stampate per la circostanza in opuscolo e presentate in castello da docenti dell’Università di Udine.

 

Emerografia dal Messaggero Veneto salvo diversa indicazione: Vittorino Meloni, Se Trieste piange il Friuli non ride, 13 agosto 1984; Vittorino Meloni, Udine non è Trento e Trieste non è Bolzano, 19 agosto 1984; Piero Fortuna, Un matrimonio senza amore quello fra Trieste e il Friuli, Il Giornale Nuovo 29 agosto 1984; Arnaldo Baracetti, Dibattito sulla Regione, 2 settembre 1984; Loris Fortuna, Dibattito sulla Regione, 11 settembre 1984; Vittorino Meloni, Quel trattino. Libro bianco, Supplemento al Messaggero Veneto n. 29 del 7 febbraio 1985; Friuli autonomo: chi è favorevole?, 7 agosto 1987; Renzo Pascolat, Perché no, un referendum sulla regione Friuli?, 17 agosto 1987; In settembre a Villa Manin. Regione Friuli: uno statuto dal Forum degli autonomisti, 19 agosto 1987; Vittorino Meloni, A carte scoperte, 23 agosto 1987; Vittorino Meloni, L’idea Friuli, 30 agosto 1987; Elvio Ruffino, Considerazioni sull’idea Friuli, 3 settembre 1987; Ad Einsiedeln. Friuli regione da fare, La Vita Cattolica 12 settembre 1987; Piero Zanfagnini, Udine capoluogo regionale. Trieste con autonomia differenziata, 13 settembre 1987; Una riflessione sulla Regione Friuli, Messaggero del Lunedì 21 settembre 1987; AA.VV., Trieste così com’è, Edizioni Dedolibri, Trieste 1988; Gino di Caporiacco, Valorizzare il Friuli e Trieste attuando il federalismo regionale, 9 gennaio 1999; Gino di Caporiacco, Gli autonomisti e i Ds tra tesi e spazi vitali, gennaio 2000; Gianfranco Ellero, Autonomismo di ieri e di oggi per il Friuli del 2000, Quaderni Friulani ottobre 2000; Gino di Caporiacco, Assemblea delle Province, inizio del cambiamento, 30 gennaio 2001; Arnaldo Baracetti, Sempre per il Friuli e la sua gente, Arti Grafiche Friulane, Tavagnacco 2003; Francesco Cardella, Biasutti rilancia il modello Trentino-Alto Adige, Il Gazzettino 6 febbraio 2007; Udine e Pordenone più vicine: nasce l’assemblea delle Province, 17 marzo 2007; Assemblea delle Province, Gorizia non parteciperà, 18 marzo 2007.