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Aquileia diocesi

Non sappiamo quando i primi cristiani si stanziarono in Aquileia, ma una data è certa: al Concilio di Arles, nell’anno 314, erano presenti “Theodorus episcopus, Agaton diaconus, de Civitate aquileiensi, provincia Dalmatiae”. È evidente che se, già prima dell’editto di Milano del 313 sulla libertà religiosa, esisteva un vescovo, assistito da un diacono, doveva esistere una diocesi, non sappiamo quanto estesa. Siccome però le circoscrizioni ecclesiastiche venivano (e per quanto possibile vengono) dimensionate su quelle civili, è probabile che inizialmente la diocesi comprendesse i territori dei municipi di Aquileia e Cividale. L’antica diocesi confinava, quindi con quelle di Iulia Concordia, di Iulium Carnicum (Zuglio), di Emona (Lubiana) e Tergeste (Trieste), rette da vescovi inclusi nella metropoli di Aquileia. Dopo le vicissitudini del VII secolo, che misero a dura prova anche i Longobardi già stanziati in Friuli, le diocesi di Zuglio e Lubiana non sopravvissero alla devastazione e i loro territori furono di fatto incorporati nella diocesi di Aquileia. Quando Carlo Magno stabilì poi, nell’811, che il corso della Drava doveva segnare il confine fra la diocesi di Aquileia e quella di Salisburgo, vediamo riconosciuta anche in diritto quella che fino alle soglie dell’età moderna fu la più estesa diocesi d’Europa: “una spettacolare unità religiosa – la definisce Gian Carlo Menis – comprendente, oltre al Friuli, il Cadore, la Carinzia meridionale e la Slovenia, dove vivevano popolazioni parlanti lingue latine, tedesche e slave”. Il territorio della diocesi si ridusse nel 1463, quando la pieve di San Nicolò di Lubiana fu elevata al rango di diocesi, e nel 1751, quando rimase diviso fra Udine e Gorizia per la bolla Iniuncta nobis di Benedetto XIV.