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Aquileia città romana

La città di Aquileia, ultima delle colonie latine a nord del Po, fu fondata nel 181 avanti Cristo da Publio Scipione Nasica, Gaio Flaminio e Lucio Manlio Acidino. La deduzione o fondazione fu decisa dal Senato dopo che era stata arginata e respinta oltre le Alpi l’invasione di una numerosa tribù di Galli, decisa a stanziarsi, forse nei pressi di Medea, in un territorio sicuramente poco popolato che Tito Livio definisce “carnico”. Dopo la fondazione, mentre verso la città si stavano allungando le strade da Ravenna e da Genova, chiamate Annia e Postumia, il territorio circostante fra Isonzo e Tagliameto fu disboscato, drenato con canali e centuriato, cioè diviso in appezzamenti serviti da strade interpoderali che venivano date in coltivazione ai coloni, inizialmente provenienti dall’Irpinia e dal Sannio. Si andava così allargando un tessuto insediativo ancor oggi in parte visibile, punteggiato da vici, i paesini o talvolta le ville che portano un nome inconfondibilmente latino: Terzo da tertium, la terza pietra miliare dalla città; Cervignano da Cervenius, il nome di un colono derivato alla latina, come Muzzana da Mucius, Fraforeano da Furfurius, Titiano da Titius, o alla celto-latina, come Chiarisacco da Carisius, Bicinicco da Beccinius, eccetera. In tal modo la città stava costruendo il suo retroterra, cioè l’agro aquileiese, e diventava sempre più ricca e colta, per ragioni dapprima militari, poi economiche e commerciali. E quando Roma volle spostare al Danubio il confine del suo impero, la città divenne una base militare per una politica di espansione e il punto di partenza per le strade che si irradiavano vero nord-est, come la Flavia, che per Trieste e l’Istria raggiungeva Pola; la Gemina, diretta verso Emona (oggi Lubiana) e la via per il Noricum (oggi Austria), denominata dagli storici Iulia Augusta. Nel tempo della nascita di Cristo la città, spesso frequentata dall’imperatore Augusto e dalla sua famiglia, contava centomila abitanti, che parlavano diverse lingue e adoravano molti dèi. Le mura di Aquileia apparivano grandiose già in lontananza e destavano la meraviglia dei visitatori. Erano munite di torri, di porte ferrate e difese da fossati, verosimilmente riempiti dall’acqua del Natisone che a est forniva anche l’acqua per il porto, servito da una banchina costruita con giganteschi blocchi di pietra d’Istria e da vasti magazzini. All’interno delle mura, il foro, il circo, le terme, le botteghe di ambre lavorate, vetri e acciai, formavano una città che agli storici antichi appariva splendidissima, sublimis, clara, felix, aggettivi che non hanno bisogno di traduzione. La città, sempre più minacciata dalle popolazioni che premevano sul confine dell’impero, si impoverì e decadde lentamente, fino al famoso incendio di Attila nel 452 dopo Cristo.