DAF - Dizionari Autonomistic Furlan

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Alpe Adria

L’autonomista corre il rischio di concentrarsi sulla sua regione e di guardarla come un’isola, rimanendo sordo e cieco di fronte ai vincoli che la legano alle regioni vicine, oppure percependo soltanto quelli economici, spesso effimeri o provvisori. In realtà, nessuna regione è un’isola: non lo sono neanche la Sicilia o la Sardegna, isole naturali, dotate di indiscutibili confini, che hanno capitalizzato molteplici influssi perché raggiungibili per mare: è ben nota la presenza della lingua araba nel dialetto e nella toponomastica della Sicilia, ad esempio, e lo stanziamento di una minoranza catalana in Sardegna. Spesso accade che il quadro statale sia il meno adatto per scoprire la vera natura, o meglio funzione storica di una certa regione, soprattutto se situata ai margini del territorio. Nel caso del Friuli, sarebbe riduttivo ammettere che abbia avuto relazioni soltanto con il Veneto, ignorando i suoi secolari rapporti con il mondo slavo e tedesco, in particolare con la Carinzia e la Slovenia. Oggi il Friuli appartiene all’Europa, e l’autonomista dovrebbe evitare di usare le parole “straniero” o “forest” quando parla di altri europei, soprattutto se residenti nelle regioni più prossime, che con il Friuli convissero in ampi quadri storici molto prima che fossero fagocitate dagli stati nazionali: basti pensare alla Venetia et Histria di Augusto e al Patriarcato d’Aquileia nelle sue varie accezioni. Ma già prima della nascita dell’Europa unita, quando ancora esisteva da Stettino sul Baltico a Trieste sull’Adriatico la “cortina di ferro”, il 20 novembre 1978 a Venezia fu firmato il protocollo della Comunità di lavoro Alpe Adria che, non per pura combinazione, ricalca l’ambito territoriale della grande metropoli di Aquileia nel V secolo dopo Cristo! E la macroregione in progetto tende a configurarsi sul calco dell’antica diocesi di Aquileia! Se guardiamo la banconota dell’Europa in controluce, al di là dei segni superficiali (i confini degli stati nazionali) vediamo riemergere (con diverse funzioni, d’accordo) la filigrana di antiche e non arbitrarie aggregazioni. Il protocollo dell’Alpe Adria fu firmato dai rappresentanti di regioni caratterizzate da molteplici connessioni storiche, elementi di coesione nel campo della cultura, numerosi legami economici e geografici, nell’intento di raggiungere obiettivi comuni, come la creazione di un modello di collaborazione per gli stati di appartenenza e anche fra altre istituzioni; realizzazione di progetti comuni nel campo dell’ecologia, della viabilità, eccetera. Le regioni dell’Alpe Adria si impegnarono a rafforzare i rapporti di buon vicinato e a favorire i rapporti di reciproca conoscenza fra i loro popoli, e nella ricerca di nuovi elementi di coesione. Per il Friuli-Venezia Giulia firmò il Presidente della Giunta Antonio Comelli.